Mi piace a volte fare degli elenchi,
mi sembrano così rassicuranti,
mi aiutano a raccogliere le cose.
Riordinano i giorni più sbilenchi,
è come se facessero da guanti
per non beccare spine tra le rose.
L’elenco degli impegni in calendario,
l’elenco dei progetti che ho in cantiere,
l’elenco dei miei pregi e dei difetti…
Mi piace fare come l’inventario:
le cose poi mi sembrano più vere
se sono definiti dei paletti,
se tutto resta sotto il mio controllo,
se posso misurare dei progressi.
Fortuna che però c’è il terremoto.
Stupiti e spaventati dopo il crollo
capiamo che eravamo proprio fessi
a illuderci che tutto fosse noto,
a mettere la vita su una riga
come una lista fredda di obiettivi,
perché non si misura la realtà.
Per certi fiumi non esiste diga.
Ne ha tre di dimensioni ciò che vivi
e molto se ne sta in profondità.

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