Afa estiva, dei fiori, l’altare.
Le signore del borgo curiose.
I ventagli, le scarpe più ardite.
Qualche scatto comincia a volare.
Chi avrà scelto quei vasi di rose?
Anche all’ombra sudore a pepite.
Bottigliette dell’acqua appannate.
Gonne lunghe, leggere, pastello.
Qualche uomo si toglie la giacca.
Una paglia. Le nostre risate.
Manca lei solamente all’appello.
Allo sposo una stretta, una pacca.
Oggi luglio mi sembra Natale
perché è chiaro, si aspetta qualcosa.
Una strana euforia nell’attesa.
Non si sa cosa c’è di speciale,
perché non è nemmeno la sposa
che aspettiamo davanti alla chiesa.
E l’amore esisteva da tanto,
non è oggi il principio di tutto.
Non è neanche l’arrivo, la meta.
Non è fiaba, non è solo incanto.
Non tutela da quello che è brutto.
Però il riso. Gli scialli di seta.
Quest’attesa, la trepidazione.
Qualche cosa dev’esserci in ballo.
Guarda, ecco che arriva. Candore.
E si guardano ed è un’esplosione
sotto il sole vestito di giallo.
Che sia semplice, forse, l’amore?
Che sia tutto in quegli occhi infiniti?
E vabbé la cravatta ed il velo.
Ma quegli occhi ed il loro riflesso.
Storie vere. Gli abbracci. Le liti.
Qualche volta l’inferno, poi il cielo.
Che il per sempre sia fatto di adesso.
