Chi si chiede cosa si fa qui si rassereni: esattamente non lo sa nessuno.
Io ci metto qualche parola e qualche foto.
Con un'unica regola: solo finché mi fa felice.
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mercoledì 5 agosto 2015

Stasera facciamo un giro


Credo si debba dire ti voglio bene una volta al giorno
però in modo sempre nuovo, se no si perde il valore.
Puoi dire ti voglio bene sfornando patate al forno,
puoi dirlo con un sussurro, oppure con gran clamore.
A volte lo dici solo semplicemente aspettando un poco,
a volte l’attesa è lunga, ma è il prezzo dei sentimenti.
A volte lo dici quando ti prende in giro ma tu stai al gioco,
oppure c’è chi lo dice senza ostentarlo, stringendo i denti.

Ti voglio davvero bene… puoi dirlo con una torta,
puoi dirlo quando ti fermi dopo lavoro a fare la spesa,
puoi dirlo tenendo a bada quei nervosismi da luna storta,
oppure puoi innervosirti, ma poi ricercar l’intesa.
Puoi dirlo con un biglietto, e metterlo sul cuscino,
puoi dirlo dicendo “Basta, stasera facciamo un giro”,
puoi dirlo mettendo a posto il suo libro sul comodino,
puoi dirlo anche se non sente, perché dorme come un ghiro.

Fortuna c’è chi capisce, comunque noi lo diciamo.
A me c’è stata una volta, che mi ha fatto star da Dio:
siccome era quasi notte, io dolce gli ho detto “andiamo”.
Però deve aver frainteso, perché mi ha risposto “anch’io”.

giovedì 23 luglio 2015

Oggi luglio mi sembra Natale


Afa estiva, dei fiori, l’altare.
Le signore del borgo curiose.
I ventagli, le scarpe più ardite.
Qualche scatto comincia a volare.
Chi avrà scelto quei vasi di rose?
Anche all’ombra sudore a pepite.
Bottigliette dell’acqua appannate.
Gonne lunghe, leggere, pastello.
Qualche uomo si toglie la giacca.
Una paglia. Le nostre risate.
Manca lei solamente all’appello.
Allo sposo una stretta, una pacca.

Oggi luglio mi sembra Natale
perché è chiaro, si aspetta qualcosa.
Una strana euforia nell’attesa.
Non si sa cosa c’è di speciale,
perché non è nemmeno la sposa
che aspettiamo davanti alla chiesa.
E l’amore esisteva da tanto,
non è oggi il principio di tutto.
Non è neanche l’arrivo, la meta.
Non è fiaba, non è solo incanto.
Non tutela da quello che è brutto.
Però il riso. Gli scialli di seta.
Quest’attesa, la trepidazione.
Qualche cosa dev’esserci in ballo.

Guarda, ecco che arriva. Candore.
E si guardano ed è un’esplosione
sotto il sole vestito di giallo.
Che sia semplice, forse, l’amore?
Che sia tutto in quegli occhi infiniti?
E vabbé la cravatta ed il velo.
Ma quegli occhi ed il loro riflesso.
Storie vere. Gli abbracci. Le liti.
Qualche volta l’inferno, poi il cielo.
Che il per sempre sia fatto di adesso.

lunedì 6 aprile 2015

Ho un'amica che ha un difetto

Un'Amica 
Ho un’amica che ha un difetto: è testarda oltremisura,
non si piace più di tanto, non si prende troppo cura
del tesoro che ha in regalo… sto parlando di lei stessa,
che però, per screditarsi, è una vera campionessa.

E ha la testa tra le nubi ma il suo corpo resta in Terra:
c’è qualcosa nel suo cuore che è costantemente in guerra
tra la voglia di volare, realizzare i suoi progetti,
e il timore che quei sogni non salutino i cassetti
ma rimangano incastrati nella trappola potente
che poi spesso e volentieri siamo noi e la nostra mente.

Vorrei dirle quanto è bella, quanto brilla se è serena,
vorrei dirle che l’amore per sé stessi lo si allena,
vorrei dirle che è cicciotta, forse è vero, ma con questo?
Non è mica una condanna, da oscurare tutto il resto!
Bella è bella ad ogni modo, ma se proprio non si piace
può cambiare piano piano, con dolcezza, fare pace
con la sola donna al mondo che sarà sempre al suo fianco:
fare pace con sé stessa. Non per logica di branco,
non per moda, né per dare appagamento alle pretese
che il contorno spesso impone, e di cui facciam le spese,
ma per dire con coraggio, con fierezza e convinzione:
io di treni non ne perdo, sono io il capostazione!

Sono io che questo schizzo lo trasformo in un bel quadro!
C’è chi ha detto di sforzarsi di sorridere anche al ladro:
a quel punto sarà lui ad essere stato derubato.
Lo capite che potere? Che occasione ci hanno dato?
L’occasione di accettare lieti ciò che non scegliamo
ma di scegliere di dire non “mi odio” ma “mi amo”.
Che sarà un po’ sdolcinato, e buonista, e zuccheroso…
Ma chi si ama dà la spinta ad un vento contagioso,
portatore di promesse, ed il mondo ne ha bisogno.
Ecco allora che da svegli si è felici più che in sogno.