Chi si chiede cosa si fa qui si rassereni: esattamente non lo sa nessuno.
Io ci metto qualche parola e qualche foto.
Con un'unica regola: solo finché mi fa felice.
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mercoledì 16 settembre 2015

Il primo giorno a scuola

Il primo giorno a scuola:
un innamoramento.
Schiarirsi un po' la gola,
nascondere il fermento...
Mi chiameranno strega,
però chi se ne frega.
Lo so che sarà dura,
che a volte ci odieremo,
che spesso avrò paura,
che arriverò allo stremo:
da sempre amore e morte
son nella stessa sorte.
Innamorarsi è uguale.
Condanna dolce amara,
lo so che farà male
ma che non sarà avara.
Da quando ci guardiamo
non "sono" più ma "siamo".

domenica 6 settembre 2015

Settembre


Settembre, se fosse un momento,
sarebbe le sei del mattino
perché custodisce un intento,
ha l’animo ancora bambino,
e se fosse un pasto, di certo,
sarebbe la mia colazione:
un nuovo barattolo aperto,
le fette, del tè col limone,
e fuori la strada rivive.
Che razza di giorno ci attende?
Settembre e le sue aspettative.
Un popolo che non si arrende.
Settembre è la strofa iniziale,
l’attacco, l’esordio, la nota,
lo sparo, la marcia nuziale.
Non c’è cuore che non si scuota.
Il buio che c’era c’è ancora,
ma non ha più il nostro controllo:
siam fatti per altro. L’aurora.
Lo schiudersi. L’alba. Il decollo.

giovedì 27 agosto 2015

Un gesto

Comprare un’agenda
ci ha dentro
l’odore di nuovo e di bianco.
Più è vuota
più è bella
e più è piena
perché ci risponde
a quel dubbio,
quel tarlo che è proprio da noi.
“Puoi esserlo”
dice l’agenda.
“Puoi essere quello che vuoi”.

mercoledì 5 agosto 2015

Stasera facciamo un giro


Credo si debba dire ti voglio bene una volta al giorno
però in modo sempre nuovo, se no si perde il valore.
Puoi dire ti voglio bene sfornando patate al forno,
puoi dirlo con un sussurro, oppure con gran clamore.
A volte lo dici solo semplicemente aspettando un poco,
a volte l’attesa è lunga, ma è il prezzo dei sentimenti.
A volte lo dici quando ti prende in giro ma tu stai al gioco,
oppure c’è chi lo dice senza ostentarlo, stringendo i denti.

Ti voglio davvero bene… puoi dirlo con una torta,
puoi dirlo quando ti fermi dopo lavoro a fare la spesa,
puoi dirlo tenendo a bada quei nervosismi da luna storta,
oppure puoi innervosirti, ma poi ricercar l’intesa.
Puoi dirlo con un biglietto, e metterlo sul cuscino,
puoi dirlo dicendo “Basta, stasera facciamo un giro”,
puoi dirlo mettendo a posto il suo libro sul comodino,
puoi dirlo anche se non sente, perché dorme come un ghiro.

Fortuna c’è chi capisce, comunque noi lo diciamo.
A me c’è stata una volta, che mi ha fatto star da Dio:
siccome era quasi notte, io dolce gli ho detto “andiamo”.
Però deve aver frainteso, perché mi ha risposto “anch’io”.

giovedì 23 luglio 2015

Oggi luglio mi sembra Natale


Afa estiva, dei fiori, l’altare.
Le signore del borgo curiose.
I ventagli, le scarpe più ardite.
Qualche scatto comincia a volare.
Chi avrà scelto quei vasi di rose?
Anche all’ombra sudore a pepite.
Bottigliette dell’acqua appannate.
Gonne lunghe, leggere, pastello.
Qualche uomo si toglie la giacca.
Una paglia. Le nostre risate.
Manca lei solamente all’appello.
Allo sposo una stretta, una pacca.

Oggi luglio mi sembra Natale
perché è chiaro, si aspetta qualcosa.
Una strana euforia nell’attesa.
Non si sa cosa c’è di speciale,
perché non è nemmeno la sposa
che aspettiamo davanti alla chiesa.
E l’amore esisteva da tanto,
non è oggi il principio di tutto.
Non è neanche l’arrivo, la meta.
Non è fiaba, non è solo incanto.
Non tutela da quello che è brutto.
Però il riso. Gli scialli di seta.
Quest’attesa, la trepidazione.
Qualche cosa dev’esserci in ballo.

Guarda, ecco che arriva. Candore.
E si guardano ed è un’esplosione
sotto il sole vestito di giallo.
Che sia semplice, forse, l’amore?
Che sia tutto in quegli occhi infiniti?
E vabbé la cravatta ed il velo.
Ma quegli occhi ed il loro riflesso.
Storie vere. Gli abbracci. Le liti.
Qualche volta l’inferno, poi il cielo.
Che il per sempre sia fatto di adesso.

venerdì 17 luglio 2015

E' l'estate che vi parla


Abitanti del pianeta, è l’estate che vi parla.
L’anno scorso, lo sapete, mi son presa una vacanza:
ero stanca ed ho pensato fosse mio diritto farla,
ma vi siete lamentati della strana latitanza
e sembravo ricercata, ci mancava “Chi l’ha visto”
per concludere il quadretto degno di un’apocalisse.
Volevate andare al mare, trangugiare il fritto misto,
diventare tutti neri, soddisfare quelle fisse
che da sempre, con l’estate, sono date per scontate.

Finalmente son tornata, ma ho un’insolita impressione…
Correggetemi se sbaglio… anche qui vi lamentate?
Forse io farò i capricci, ma son buffe le persone.
Anziché sbuffare sempre e avanzar delle pretese
apprezzate la mia indole solare e assai caliente
perché non è mica eterna, dura giusto qualche mese.
Non lo sa cosa si perde chi non vive mai il presente.

lunedì 13 luglio 2015

Ho pensato che


Ho pensato che se noi eravamo in tre
- io, mia mamma ed Annalisa, la mia amica -
e ciascuna, nello zaino, lì con sé,
si portava un po’ di gioia e di fatica,
molte risa, qualche lacrima e un bel sogno,
tanti bei ricordi dentro la memoria,
molte debolezze (non me ne vergogno),
cicatrici – narratrici di una storia -
poi la voglia di saltare fino al sole,
chili e chili di pensieri e di speranze,
un archivio sconfinato di parole,
desideri annullatori di distanze,
più crateri, rughe e ombre della luna,
qualche delusione e piccoli successi,
una dose equa di sfighe e di fortuna,
e valanghe di passioni e di interessi…

Ho pensato - vi dicevo - che se è vero
che in tre appena portavamo tante cose,
figurarsi nello stadio tutto intero
che abbondanza di bellezze strepitose!
Pensa te se così in tanti si pensasse
a un pensiero grande e rivoluzionario.
Se poi subito non lo si abbandonasse…
Pensa te che potenziale straordinario.

Quanti cuori, teste, braccia, piedi e voci
che si sono con pazienza messi in fila.
I messaggi belli vanno più veloci
quando li si canta insieme in 30 mila,
e ho pensato “basterebbe tanto poco
per sentirci così belli e così vivi.”
Faccio un calcolo un po’ serio e un po’ per gioco:
30 mila e più persone coi panini,
scarpe comode e la voglia di ballare,
fanno in tutto 30 mila e più destini.
Mi emoziona, senti. Che ci posso fare?

lunedì 6 aprile 2015

Ho un'amica che ha un difetto

Un'Amica 
Ho un’amica che ha un difetto: è testarda oltremisura,
non si piace più di tanto, non si prende troppo cura
del tesoro che ha in regalo… sto parlando di lei stessa,
che però, per screditarsi, è una vera campionessa.

E ha la testa tra le nubi ma il suo corpo resta in Terra:
c’è qualcosa nel suo cuore che è costantemente in guerra
tra la voglia di volare, realizzare i suoi progetti,
e il timore che quei sogni non salutino i cassetti
ma rimangano incastrati nella trappola potente
che poi spesso e volentieri siamo noi e la nostra mente.

Vorrei dirle quanto è bella, quanto brilla se è serena,
vorrei dirle che l’amore per sé stessi lo si allena,
vorrei dirle che è cicciotta, forse è vero, ma con questo?
Non è mica una condanna, da oscurare tutto il resto!
Bella è bella ad ogni modo, ma se proprio non si piace
può cambiare piano piano, con dolcezza, fare pace
con la sola donna al mondo che sarà sempre al suo fianco:
fare pace con sé stessa. Non per logica di branco,
non per moda, né per dare appagamento alle pretese
che il contorno spesso impone, e di cui facciam le spese,
ma per dire con coraggio, con fierezza e convinzione:
io di treni non ne perdo, sono io il capostazione!

Sono io che questo schizzo lo trasformo in un bel quadro!
C’è chi ha detto di sforzarsi di sorridere anche al ladro:
a quel punto sarà lui ad essere stato derubato.
Lo capite che potere? Che occasione ci hanno dato?
L’occasione di accettare lieti ciò che non scegliamo
ma di scegliere di dire non “mi odio” ma “mi amo”.
Che sarà un po’ sdolcinato, e buonista, e zuccheroso…
Ma chi si ama dà la spinta ad un vento contagioso,
portatore di promesse, ed il mondo ne ha bisogno.
Ecco allora che da svegli si è felici più che in sogno.