Un gioco che mi piace fare a volte è il gioco della
turista. Sono a Imola ma va bene, sono anche a Parigi o a Berlino, magari a
Buenos Aires, certe sere a Palermo, spesso a Lisbona o a Istanbul. Basta
passeggiare e immaginarsi di vedere la strada per la prima volta, la piazza per
la prima volta, quel bar per la prima volta: sedersi a un tavolino e anziché
sentirsi a casa – che comunque a volte è bello sentirsi a casa – fare finta di
non esserci mai stati, e guardare tutto con un occhio un po’ nuovo, curioso,
come quando si è in giro per vacanza e ci si sente di passaggio, avidi di
sensazioni perché coscienti che poi passeranno. Sembra tutto molto profumato e
sonoro, solo perché si è in viaggio, solo perché si è all’estero.
È un gioco che mi viene bene in estate. Al Caffè
della Rocca, per dire, soprattutto quando fanno i concerti dal vivo. Ci
arriviamo a piedi con quella tipica sensazione da sera di giugno, quando sei
vestito da mare perché di mare hai una voglia pazzesca, io magari ho la gonna
lunga che si gonfia un po’ per il vento, sicuramente i sandali bassi che non
riesco mai a buttare, e in mano una maglia o un giacchetto per dopo, quando
farà quel freddo serale da estate, quello che ti fa sentire un po’ in barca, o
seduto su un molo.
E invece sei solo al Caffè della Rocca, e forse ci
sei stato la mattina stessa o dopo pranzo, per un caffè, però adesso per me è
diverso perché ho deciso che sono in viaggio, e il concerto dal vivo aiuta
parecchio. Ci sono queste poltrone di vimini larghe, che ti ci puoi sedere
anche un po’ storto, col piede sopra e una gamba raccolta contro il petto, come
faresti solo in clima di ferie, dove non ti conosce nessuno. Poi ci sono queste
lampadine appese a dei fili, i centrotavola, la piccola libreria piena;
dettagli che di ritorno dalle vacanze ti farebbero dire agli amici: “Avevo trovato
un posticino familiare ai piedi di una rocca medievale, carino da matti, con
tutte queste lampadine appese… Suonavano, e il proprietario era un tipo barbuto
un po’ buffo, scherzoso, e il servizio non era proprio veloce, però sai siamo
stati tanto bene, tanto chi ci correva dietro, c’erano anche dei libri da
leggere volendo, e delle belle fotografie alle pareti”.
E insomma quando parte
la musica sembra tutto sospeso: il giorno dopo non esiste più, che lavoro fai
non lo sai più. Hai voglia che il vino sia buono e ti dia un po’ alla testa, ma
solo quel tanto che basta per battere il piede più forte e avere lo sguardo più
acceso, scostare il ciuffo dagli occhi più sciolta, prolungare i sorrisi e gli
sguardi. Che ne sai che non sei su un’isola dei Balcani? O in un parco vicino
Londra? Che ne sai che non hai la valigia in macchina, o addirittura una
chitarra? Possiamo essere tutto quello che vogliamo.

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