Chi si chiede cosa si fa qui si rassereni: esattamente non lo sa nessuno.
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Con un'unica regola: solo finché mi fa felice.

giovedì 5 marzo 2015

Il gioco della turista



Un gioco che mi piace fare a volte è il gioco della turista. Sono a Imola ma va bene, sono anche a Parigi o a Berlino, magari a Buenos Aires, certe sere a Palermo, spesso a Lisbona o a Istanbul. Basta passeggiare e immaginarsi di vedere la strada per la prima volta, la piazza per la prima volta, quel bar per la prima volta: sedersi a un tavolino e anziché sentirsi a casa – che comunque a volte è bello sentirsi a casa – fare finta di non esserci mai stati, e guardare tutto con un occhio un po’ nuovo, curioso, come quando si è in giro per vacanza e ci si sente di passaggio, avidi di sensazioni perché coscienti che poi passeranno. Sembra tutto molto profumato e sonoro, solo perché si è in viaggio, solo perché si è all’estero.

È un gioco che mi viene bene in estate. Al Caffè della Rocca, per dire, soprattutto quando fanno i concerti dal vivo. Ci arriviamo a piedi con quella tipica sensazione da sera di giugno, quando sei vestito da mare perché di mare hai una voglia pazzesca, io magari ho la gonna lunga che si gonfia un po’ per il vento, sicuramente i sandali bassi che non riesco mai a buttare, e in mano una maglia o un giacchetto per dopo, quando farà quel freddo serale da estate, quello che ti fa sentire un po’ in barca, o seduto su un molo.

E invece sei solo al Caffè della Rocca, e forse ci sei stato la mattina stessa o dopo pranzo, per un caffè, però adesso per me è diverso perché ho deciso che sono in viaggio, e il concerto dal vivo aiuta parecchio. Ci sono queste poltrone di vimini larghe, che ti ci puoi sedere anche un po’ storto, col piede sopra e una gamba raccolta contro il petto, come faresti solo in clima di ferie, dove non ti conosce nessuno. Poi ci sono queste lampadine appese a dei fili, i centrotavola, la piccola libreria piena; dettagli che di ritorno dalle vacanze ti farebbero dire agli amici: “Avevo trovato un posticino familiare ai piedi di una rocca medievale, carino da matti, con tutte queste lampadine appese… Suonavano, e il proprietario era un tipo barbuto un po’ buffo, scherzoso, e il servizio non era proprio veloce, però sai siamo stati tanto bene, tanto chi ci correva dietro, c’erano anche dei libri da leggere volendo, e delle belle fotografie alle pareti”. 

E insomma quando parte la musica sembra tutto sospeso: il giorno dopo non esiste più, che lavoro fai non lo sai più. Hai voglia che il vino sia buono e ti dia un po’ alla testa, ma solo quel tanto che basta per battere il piede più forte e avere lo sguardo più acceso, scostare il ciuffo dagli occhi più sciolta, prolungare i sorrisi e gli sguardi. Che ne sai che non sei su un’isola dei Balcani? O in un parco vicino Londra? Che ne sai che non hai la valigia in macchina, o addirittura una chitarra? Possiamo essere tutto quello che vogliamo.

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