Perle e Rime compie un mese e avrei potuto inventare una bella filastrocca. Di filastrocche ne ho due o tre in cantiere, salvate nella cartella "da finire", ma per fortuna oltre alle rime posso concedermi qualche perla: il titolo me lo permette. Che siano perle o accozzaglie di parole poco importa... io stamattina ho voglia di dire una cosa, e ho bisogno di dirla in prosa.
L'idea di Perle e Rime l'ho avuta l'estate scorsa. Ero su uno scoglio, davanti al faraglione: l'ho raccontato a lui con noncuranza, come si raccontano molte cose destinate a volare via. Mi ha detto "secondo me dovresti farlo".
Aveva ragione. Perché in un mese ho perso qualche ora di troppo davanti al computer, a volte sono andata a letto troppo tardi per colpa di facebook, almeno 10 volte ho pensato "questa è brutta, non piacerà a nessuno" e altre 10 mi sono chiesta "ma avrò qualcos'altro da dire?".
Però c'è di bello che non siamo isole, non galleggiamo da soli in qualche mare immenso: c'è sempre qualcuno che ci guarda e ci ascolta, e tutto quello che facciamo - piccolo o grande - si scontra con la storia e l'anima di un altro. Allora fai una sciocchezza - tipo, scrivi una filastrocca - e ricevi un mazzo di sorrisi, una manciata di commenti, qualche saluto inaspettato. Le cose prendono quella piega che non solo non avresti previsto, ma nemmeno avresti saputo inventare... eppure, con la fantasia, pensavi di cavartela bene!
Allora buon giorno a tutti quelli che anche oggi si aspettano qualcosa, ma poi saranno felici di incontrare qualcos'altro.
Vi lascio qualche pensiero scritto un paio di mesi fa... sul fare, sul cercare, e su tutti quei progetti che ci riempiono la testa.
Ci sono tante Eleonore nella mia testa. Un mazzo di carte da cui forse potrei ancora pescare: un ricco ventaglio di possibilità. C’è l’Eleonora che sarebbe potuta fuggire all’estero per un po’, studiare le lingue e conoscere facce colori sapori e immagini diverse dalle solite, e ora potrebbe parlare l’inglese più fluently e avrebbe una visione più ampia, forse, di tutte le cose, e sarebbe un po’ più cittadina del mondo. L’Eleonora che avrebbe potuto salutare il fidanzatino dell’adolescenza quando ancora quell’adolescenza non era finita, e provare altri abbracci, e provare altre notti, e forse oggi conoscere gli uomini con più esempi e dettagli a disposizione, e meno ingenuità e poesia. Ho in mente l’Eleonora che poteva scegliere architettura, e chissà, forse sarebbe diventata un po’ più brava nelle materie scientifiche e avrebbe una posizione un po’ più prestigiosa – prestigiosa in che senso, e per chi, non è poi dato saperlo – oppure l’Eleonora che dopo Lettere avrebbe potuto tentare il giornalismo e magari ce l’avrebbe fatta, magari oggi avrebbe moltissimi contatti in agenda e avrebbe migliorato la dizione e il portamento, e potrebbe anche dire la sua in qualche contesto che non sia una tavolata di amiche, un tè pomeridiano, una pagina facebook. Poi c’è l’Eleonora che avrebbe potuto imparare a suonare qualcosa, il piano, la chitarra, la batteria come sognava al liceo, e l’Eleonora dello sport, che avrebbe potuto continuare con l’atletica o forse - meglio - con la ginnastica ritmica. C’è anche quella che avrebbe potuto scegliere una scuola più inerente alla vita, e dopo le superiori avrebbe evitato l’università, e oggi forse avrebbe un conticino in banca un po’ più sostanzioso e bo, una casa? Un marito, un bambino? Ma anche l’Eleonora che avrebbe potuto mollare tutto, e partire alla volta del mondo non per una parentesi limitata, ma per andare a fondare quella scuola di yoga oltreoceano, o quella piadineria, o quel caffè letterario e altri simili sogni. C’è pure l’Eleonora che avrebbe potuto dire qualche “no” agli impegni all’oratorio, avrebbe potuto leggere di più ciò che le andava, viaggiare di più verso le mete che preferiva. Quella che avrebbe potuto ubriacarsi una, dieci, cento volte di più, farsi una canna, cercare quel brivido che a trent’anni sembra un po’ triste cercare.
Mi fanno impazzire queste Eleonore: questo squadrone di scatenate così traboccanti di progetti, e così povere di verità. A volte mi tengono sveglia di notte. Mi vengono a trovare all’improvviso, reclamano un po’ di attenzione. Ma poi succede, inevitabilmente, che vengono zittite da tutto quello che c’è. Perché quello che c’è – anche quando è ordinario, anche se sembra banale - è molto più emozionante di quello che ci sarebbe potuto essere. Dà i brividi, a pensarci. Fa venire da ridere, e un po’ anche da piangere. Quello che c’è, è tutto ciò che esiste… e esistere, già quello, non è cosa da poco.

Sempre più difficile buttare giù un commento, senza perdersi in una terra di confine che non è di nessuno: non mia, non tua, non nostra.
RispondiEliminaNessuno si fa avanti, a quanto pare. Hanno tutti paura? Eppure credo tu ti aspetti che io dica qualcosa, che non rimanga nell’ombra. Ci provo.
Da far tremare i polsi tutto quello che hai messo in gioco, a cuore aperto, con molto coraggio, con generosità cui non importa di essere ripagata. Ci sono infinite pagine su questi argomenti, tantissimi film. Sulle scelte fatte o non fatte, sul loro valore, le forze esterne alla volontà che le hanno condizionate.
Che sarebbe successo a Levin, se egli non avesse sollevato lo sguardo al momento giusto? (in “Anna Karenina”. Pensa te: lo scrissi nella prima pagina della tesi di laurea, che era in ingegneria, non in letteratura!).
Chi avrebbe salvato il vecchio avvocato in Film Rosso, se un incidente non gli avesse fatto incontrare Valentine?
Vale la pena il conflitto costante cui siamo costretti? Che cos’è questa guerra nel cuore del mondo che ci tiene svegli la notte?
Avremmo voluto di più? Avremmo potuto fare meglio? Ce ne chiederanno conto?
Basta punti interrogativi. A volte la fede ha bisogno di un segno. Ci sono momenti in cui senti il bisogno di smettere di sforzarti di credere e vorresti semplicemente essere travolto da una ventata che ti rendesse tutto chiaro. Ecco: a volte leggerti è quella ventata. E non è cosa da poco. :)
Andrea, a questo giro ci ho messo tanto a rispondere perché l'hai sparata davvero grossa ;) Quella "ventata" che descrivi così bene la conosco, a volte la sento forte, e avertela fatta venire in mente è molto bello... Delle persone mi piace questo: che sentono il vento, che lo agitano di proposito, che non possono restargli indifferenti e che quando si sentono accarezzate - proprio in quel modo che aspettavano - magari lo raccontano. E mettono in moto altre storie.
RispondiEliminaNon ho risposte, ovviamente, ai tuoi interrogativi... ma per quanto riguarda il "ne vale la pena"... Bè, forse bisognerebbe giudicare a corsa finita. Ma io non riesco ad aspettare: per me sì, ne vale la pena.
Grazie! Buona giornata :)