La festa della donna si avvicina e voglio festeggiarla anche io. Di donne ne conosco proprio tante, e mi hanno sempre ispirato un sacco di storie: quando ascolto le mie amiche - che insieme a me e come me, ognuna a modo suo, diventano grandi a poco a poco - mi capita spesso di pensare "che spettacolo". Sono sincera, non sempre è un bello spettacolo: domande difficili, dubbi, nervosismi, cambi di direzione improvvisi, grandi sfide, lacrime e angosce non mancano, ma pur sempre di spettacolo si tratta. Perché poi, inaspettatamente, qualcosa di buono lo tirano fuori, e io mi sento fiera di farne parte.
Tempo fa ho scritto una filastrocca per loro, le mie amiche... Non tutte, ma una bella squadra. Più che altro è una storia in rima, e siccome è un po' lunga ho deciso di raccontarla un po' alla volta, giorno per giorno, aspettando la festa della donna.
Le donne che saremo #1
“C’era una volta”
…è la frase preferita di poeti e parolieri,
di scrittori, cantastorie, menestrelli d’oggi e ieri.
Eppure, questa storia, ha ingredienti un po’ speciali:
non racconta solo fatti e avventure surreali,
si diverte a mescolare la realtà e la fantasia
e è difficile capire dove inizia la magia.
Il periodo in cui si svolge forse vi farà stupire:
non è storia del passato… ma riguarda l’avvenire!
Presto dunque, cominciamo, la lettura sarà fitta:
c’immergiamo in una storia che dev’esser ancor scritta.
E'una sera d’estate dell’anno duemilacento.
Sul giardino scende dolce la carezza del vento,
e nel prato, sotto i pioppi spettinati nel tramonto,
il pic nic per le fanciulle sembra essere ormai pronto.
Sono otto le invitate che si recano al banchetto
preparato nel bel parco dell’amica, l’architetto:
Giulia, col sorriso, se le stringe tra le braccia,
mentre accetta come doni del buon vino e panfocaccia.
“Come stai? Come sei bella! Cosa dici del lavoro?”
già le chiacchiere dilagano e si mischiano in un coro.
Ogni tanto hanno piacere di vedersi tutte quante:
non è facile incontrarsi, ma per loro l’importante
è trovare dei momenti, anche piccoli, anche rari,
per dividere i ricordi, che sian dolci oppure amari,
aggiornarsi sul presente e le novità di ognuna…
meglio ancora se cenando, al bagliore della luna.
Prendon posto, effervescenti, su un lenzuolo gigantesco
tra le piante di lavanda, le giunchiglie e il muschio fresco.
Si conoscono da tempo, non ricordano da quanto,
ma da sempre, per cenare, hanno un rito sacrosanto:
ogni brava commensale, prima di poter mangiare,
deve esprimere un augurio, a cui si dovrà brindare.
Giulia , l’architetto, mentre serve le frittelle,
dice che ha una novità, e non sta più nella pelle:
finalmente, dopo anni di fatica e dedizione,
ha ottenuto dal suo capo una bella promozione!
Già da tempo lavorava a un progetto di gran classe:
una casa che seguisse il padrone ovunque andasse.
All’inizio le era parsa un’idea così geniale…
ogni luogo, con quel trucco, rimaneva sempre uguale,
niente alberghi né valigie, niente stress da adattamento,
stesso letto, stesse stanze… nessun vero cambiamento.
Però dopo qualche prova, si era accorta di una cosa:
che la vita, sempre uguale, è tranquilla ma noiosa!
Ed ecco, a questo punto, l’intuizione illuminante:
non doveva inventare una casa viaggiante,
ma una casa gentile, che sapesse voler bene,
che facesse sentire le persone più serene;
una casa che se parti sei sicuro che ti aspetta
ma che non ti fa rimpiangere il suo essere perfetta,
che protegge quando serve, ma può dare anche coraggio,
e sa rendere il riposo bello tanto quanto il viaggio.
Continua...

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