Chi si chiede cosa si fa qui si rassereni: esattamente non lo sa nessuno.
Io ci metto qualche parola e qualche foto.
Con un'unica regola: solo finché mi fa felice.

venerdì 7 marzo 2014

Le donne che saremo #5

...continua:



Le distoglie un suono allegro, uno squillo da lontano:
è il computer di Silvietta (ce l’ha sempre sotto mano
per cercare tutte insieme qualche foto da scambiare)
che le avvisa che qualcuno sta tentando di chiamare… 
È Adriana, che sorpresa! Ci contatta con la rete!”
“Ciao ragazze! Cosa fate? Banchettate? Quante siete!”
Tecnologiche e ingegnose, anche se sono distanti
hanno fatto diventare le distanze irrilevanti:
non importa quanto passa tra Belgrado e la Romagna,
ma l’amica farmacista, a suo modo, le accompagna
e ogni volta che ne han voglia si rimettono in contatto.
Un microfono, una webcam, un pc ed il gioco è fatto!
Con quegli occhi grandi e neri, la risata contagiosa
e la voce spensierata Adri è sempre strepitosa,
proprio come quando Silvia l’ha incontrata in facoltà
e ha intuito che non era semplice casualità.
Il destino, che burlone, con saggezza e fantasia
quando vuole sa avverare anche ciò che era utopia;
muove i fili di una vita, li riavvolge ed aggroviglia,
prende ciò che era sicuro e lo cambia in meraviglia,
e fa nascere un quesito misterioso ed attraente:
“Se quel giorno avessi fatto una scelta differente,
la mia strada avrebbe preso un’inclinazione opposta?”
non c’è niente di più bello del cercare la risposta
ma capire che alla fine, in qualunque direzione,
è impossibile scoprire una vera soluzione…
con un po’ di batticuore resta un interrogativo:
“se ci siamo conosciuti, ci dev’essere un motivo”.
Se la sorte avesse scelto altri luoghi e altre persone
le otto amiche questa sera non avrebbero occasione
di sentire questa voce, così affabile e vitale,
dire: “Voglio che veniate a trovarmi per Natale!
Che ne dite di un viaggetto in un posto tutto nuovo?
Questa volta la mia casa sarà il punto di ritrovo!”
Entusiasmo, commozione, qualche chiacchiera volante
e salutano Adriana in un coro scoppiettante. 
Ripensando alla proposta, già decise ad accettare,
le ragazze, a poco a poco, si son messe a sparecchiare,
ma per completar la cena con un tenero finale
c’è un dolcetto assai invitante dal profumo un po’ speciale:
è di Elisa la ricetta dei bon bon cioccolatosi
che dai tempi della scuola stuzzicavano i golosi,
e di nuovo questa sera le palline incriminate
sono pronte sulla tavola a tentare le invitate.
“Attenzione mie compari, la ricetta è differente!
Questa volta, dopo anni, ho cambiato un ingrediente,
non a caso, state certe, ma con tanti tentativi
che all’inizio han dato anche risultati più cattivi…
il mio primo esperimento era a scopo sanitario:
mi era stato domandato da un cliente miliardario
di inventare una pralina dal sapore stuzzicante
che facesse ritornare la memoria più brillante.
Una prova, una seconda, ma non c’era proprio verso
di poter risuscitare il ricordo andato perso.
Stavo quasi per mollare, ma assaggiando un mio dolcetto
ho capito che faceva un simpatico altro effetto:
non ridava la memoria ai vecchietti smemorati,
ma gettava nuova luce sui ricordi un po’ annebbiati.
Spiego meglio: se una cosa la ricordi malamente,
e hai dei dubbi sui dettagli, sulle facce della gente,
sgranocchiando una pallina tutti i particolari,
soprattutto se superflui, torneranno forti e chiari!

A che serve ricordare ciò che è inutile e sottile?
Che domande, serve eccome! Fa la vita più gentile!
Cosa c’è di più importante dei dettagli, veramente?
del rossore su una guancia, delle voci della gente,
della luce che si insinua da una tenda piano piano,
delle fusa del tuo gatto accoccolato sul divano,
della piega un po’ speciale su una bocca col sorriso,
di un tramonto color oro e un mattino fiordaliso?”
Non aspettano un istante ed assaggiano i dolcetti
impazienti che i ricordi ridiventino perfetti…
detto fatto: basta poco, e riaprono le danze
tra racconti divertenti, episodi di vacanze,
vecchi gossip che qualcuna s’era già dimenticata,
primi baci, prime uscite e anche qualche litigata. 
“Un momento - fa Eleonora – non sarebbe niente male
se prendessi qualche appunto… avrei tanto materiale
per buttare giù una storia, o una filastrocca almeno,

che negli anni, quando serve, dia una mano a fare il pieno
di parole e facce amiche, e ci aiuti a ricordare
che crescendo non dobbiamo aver paura di cambiare.”
Cantastorie per diletto, pare che abbia mantenuto
la promessa e che quel testo non sia andato più perduto,
così come non si è persa l’amicizia che le lega.
L’amicizia, che fatica… è un illuso chi lo nega!
Ma il vantaggio d’affrontare tutte insieme un’avventura
sta nel mettere in comune il coraggio e la paura…
E le storie schiette e vere delle semplici persone
son più belle delle fiabe, tutte miele e perfezione.
The end (si fa per dire) 

1 commento:

  1. Adulatore + premuroso” sono un po’ un ossimoro, non trovi? O forse sono come il pane con la nutella, si mangiano assieme: adulatore suona un po’ “nutelloso”, da usare con moderazione; premuroso mi piace molto, si sente la farina, lo schiocco del sole su un campo di grano, qualcosa di antico, profondo.
    “Critico letterario preferito” invece è un’espressione premurosamente adulatrice.
    :-p
    Scegli… un weekend fantastico! (arguisco che questo blog/chat(!)/whatelse è nel frattempo…chiuso?)
    – Cosa c’è di più importante dei dettagli, veramente? –
    “Dio è nei particolari.” - Mies van der Rohe

    RispondiElimina