Chi si chiede cosa si fa qui si rassereni: esattamente non lo sa nessuno.
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Con un'unica regola: solo finché mi fa felice.

mercoledì 19 marzo 2014

Il mio babbo preferito

Sì lo so, la festa del papà è l'ennesima festa del consumismo. Ma se al mio gli regalo una filastrocca, tanto male non può fare...



C’era già prima di me, e magari mi pensava.
Me lo immagino ragazzo, che rideva, che cantava,
con la sigaretta accesa e la giacca in pelle nera,
jeans a zampa di elefante e un’indomita criniera.

Tante cose, son sicura, non se le era immaginate:
si potevano evitare un bel po’ di litigate,
qualche giorno di sconforto, la caduta col motore,
questa crisi che ogni giorno butta a terra il buon umore,
salutare i genitori – che per me poi erano i nonni –
e le notti così fonde da passare quasi insonni.
E d’altronde questo è il prezzo per chi vive e non è solo:
qualche volta forse sogna di poter spiccare il volo,
metter pausa alle fatiche e scappare in capo al mondo…
ma tra i compiti di un babbo c’è di andare fino in fondo.

Mi piaceva, da bambina, la sua barba profumata,
mi piaceva se chiedeva che facessi una sfilata,
mi piaceva far la lotta tutti insieme sul lettone,
mi piaceva condividere un gelato di limone.
Mi sentivo quasi eletta, fortunata a dismisura,
perché solo lui sapeva certe storie di paura,
ma il regalo più gradito, se era la giornata giusta,
era quando mi portava una bella Super Busta.

Oggi è serio sul lavoro, fa la voce un po’ impostata,
ma se a casa si rilassa la baldoria è assicurata,
soprattutto se si fanno scherzi e coccole al cagnetto
(neanche fosse un nipotino, è il suo maschio prediletto).
Quello che mi piace adesso - non vorrei niente di meglio -
è se torno a casa tardi e lo trovo ancora sveglio.
Ci mettiamo lì vicini, con Formigli o con Santoro:
quattro chiacchiere veloci, poi diciamo sogni d’oro
La mattina, a colazione, mi prepara la spremuta,
se c’è tempo mi racconta di quel casco o quella tuta
da centauro che ha acquistato per le gite dell’estate,
poi si alza e va al lavoro dopo averci salutate.

La famiglia te la becchi, non si può selezionare…
qualche volta noi tre donne l’abbiam fatto tribolare!
Ma ringrazio, col sorriso, il destino che ci ha unito:
Non ci siamo mica scelti… ma è il mio babbo preferito. 

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